MADE ELSEWHERE
Shanghai (2012)
Nell’autunno del 2012 a margine di un lavoro per la Biennale di Shanghai che raccontava la storia dei viaggi che i Gesuiti siciliani nel VXII secolo compivano verso la Cina realizzai una bandiera, una fusione fra quella cinese e l’europea. Oggi a distanza di tempo fa parte della mia personalissima collezione.

A symbolic representations coming from different imaginaries wrecked inexorably in the face of the hardness of reality, the future cannot be predicted, you can only imagine it, and in this imagination one thing is as valid as another. Individual freedom, democracy, security, control, conflict and refuge. Perhaps from now on looking better will coincide with looking less.


È significativo che la composizione del simbolo europeo non venga modificata. Le dodici stelle rimangono intatte, preservando l’ordine circolare originario. Questo suggerisce che la struttura dell’Europa, le sue istituzioni, la sua immagine ufficiale, continui formalmente a esistere, mentre il contesto di potere e influenza che la circonda potrebbe essersi trasformato.
La bandiera diventa così un oggetto di tensione tra forma e significato. La forma rimane europea; il campo cromatico introduce un’altra genealogia politica. In questo scarto minimo ma radicale si produce l’intero spazio critico dell’opera: un’immagine che non rappresenta direttamente una realtà politica, ma visualizza la possibilità — o il timore — di una sua trasformazione.










Shanghai 2012




