IRDL Ø1

The project explores the use of different spaces that can open themselves to diverse audiences and modes of engagement, moving toward a conception of the artistic gesture as a practice capable of intensifying the rhythms and modalities of everyday actions. By referring to the evolving nature of ritual, the project reflects on the constant transformations of reality without becoming trapped in the prevailing, convenient, and sterile dichotomies between progress and conservatism, between usefulness and harm, between what is permitted and what is deemed unacceptable. In this sense, the work seeks to rethink the sacredness and presumed inviolability of the boundaries traced by ritual practice, instead operating within the opening created by the perpetual oscillation between the deconstruction and the reshaping of reality.

Il limone è il mio paesaggio. Il marchio fisico e l’odore del tempo. L’aspro è il sapore che placa la sete e così ho imparato a mangiare le montagne sullo sfondo, quelle che delimitano i confini del mio paesaggio. In mezzo un altro sapore ostile e agitato che è acqua solo in apparenza. Quando il limone è il tuo paesaggio occorrono più passaggi per condire la distanza. La scorza brillante e ruvida consente la presa e un lancio lontano con la racchetta. Bisogna inscenare una cerimonia per affettare e ingoiare e una per contemplare. Vicino casa il limone si abbraccia con il tufo che dicono essere radioattivo, ma lui, corrosivo, reagisce senza avere timore della luce. Il limone è infatti il pasto prediletto da Giugno. Da piccola scrivevo le ricette a base di acqua e limone e poi mi davo un voto. Se il limone è il mio paesaggio, il volto del limone ha un callo da sigaro sul labbro e delle rughe abbronzate che ho disegnato mentre ascoltavo i bicchieri. Il limone infatti svela senza inganni l’ambivalenza della familiarità; mettendo in guardia dal losco e omogeneo principio di autorità, palesa subito che ciò di cui ci si nutre è un estraneo. Un succoso e dissetante estraneo che odora di casa. Le persone timide traggono piacere e vantaggio dal succo del limone perché per sua stessa natura è un frutto che autorizza a prendere pausa dall’interlocutore, mentre le papille si irrigidiscono, il viso si contrae e gli occhi si bagnano un poco. Al contrario, il dolce impone una conciliazione corporea con l’ambiente più rapida e immediata, senza lasciare spazio al silenzio, al soprassedere. Subito pronti alla risposta, la bocca in posa, il viso sereno e gli occhi impassibili come se non ci fosse distanza tra il palato e la gola.

Massimo Ricciardo/ Daniele Sapienza/ Vanessa Alessi/ Natale Sansone/ Claudia Olendrowicz/ Christophe Berhault/ Luca De Gennaro/ George Zolschoe/ Alessia Basiglio/ Marzipanmarzipan/ Gloria Pasetto/ Eleonore Beaumont/ Clio Nicastro.
30 Aprile 2012

Chi dormiva nel labirinto di granito, chi andò dagli alberi, per avere cura e consolazione.
Chi dormiva nel labirinto di granito, chi andò dagli alberi, per avere cura e consolazione.