LABORATORIO SACCARDI
Artistic collective group (2003 – 2013)
Collettivo artistico by: Marco Barone, Giuseppe Borgia, Tothi Folisi, Vincenzo Profeta.
From breakfast on through all the day At home among my friend I stay: But every night I go abroad Afar into the land of Nod.
RL Stevenson.

2003
Palermo Bonanni Albert Saccardi il figlio del vento esami bandiera Genio Via Castro dottore La Maison des Artistes kreuzbermalung Pantaleone Remix premio Gallo Pier Antonio Caffi.
Palermo respirava come un animale antico: il fiato caldo nei vicoli, le serrande mezzo abbassate, una bandiera scolorita che oscillava sopra Via Castro come se il vento, forse il figlio del vento, avesse deciso di ricordare alla città che tutto ciò che sventola è già un po’ in fuga. La bandiera della svizzera era nel balcone del dottore.
Bonanni diceva che gli esami sono una forma di meteorologia morale: arrivano, passano, e tu resti lì a misurare i danni. Lo diceva seduto al tavolino vicino al panificio davanti all’accademia, era lui Albert Saccardi che fumava lentamente, come se ogni sigaretta fosse una domanda senza punteggiatura. Nessuno era sicuro di cosa significasse davvero crescere, tutti fingevano di saperlo con quella sicurezza sottile che appartiene ai ventenni e agli cretini. Il Genio di Palermo, scolpito nella pietra e nell’abitudine, guardava le generazioni scambiarsi promesse per identità. Il dottore parlava della vita come di un quadro incompiuto. Usava parole strane, e il pupazzetto con la svastica nel petto rimaneva ad asciugarsi lentamente. Lui, Francesco era un esempio, che nessuno capiva davvero ma che sembrava importante come una formula segreta pronunciata nel posto giusto. Diceva che ogni città ha un modo di dipingere le proprie croci addosso ai suoi abitanti.
E allora qualcuno partì per il borgo. Il mondo forse li fuori era più grande e meno provinciale dei pomeriggi assolati di Via Castro. Fuori c’erano più possibilità di mentire bene. Il premio Gallo arrivò in una sera che sembrava già memoria. Pier Antonio Caffi, che osservava tutto con quella calma quasi geometrica degli uomini che hanno visto troppi entusiasmi nascere e sgonfiarsi, disse soltanto: che il vento non ha figli, davvero, ha soltanto persone che gli somigliano per un momento, mentre attraversano l’anno come una bandiera che non sa più
da quale parte del cielo sta arrivando la tempesta.

2004
Obnubilante senza freni Milano Colombo Vasto Passport l’uomo non può volare Bologna tigna fattomane l’uomo del peyote.
Poco tempo era passato da quel temporale che arrivò senza inibire nessuno, come i pensieri che partono in modo innocuo e poi, improvvisamente diventano obnubilanti, pesanti, viscosi, come una lingua che attraversa una sincope, una nebbia. Milano quella primavera sembrava costruita su una vibrazione nervosa. I tram stridevano come insetti metallici, e ci andavo molto più spesso di quanto ricordi. Antonio camminava come un signore con il Passport in tasca, anche quando non doveva fare nulla. Diceva che Zappa era una preghiera laica, che aveva il biglietto del concerto e che, Dio benedica la sua anima mi avrebbe ricongiunto con la bici. Ogni volo si ripeteva tutti la stessa frase: “L’uomo non può volare”con la sicurezza di chi teme esattamente il contrario.
Bologna in inverno era suggestiva almeno quanto il fatto di non avere soldi. Arrivava la pioggia, portando con se odore di ferro e tabacco, raccontava storie di personaggi tutti strani, notturni, urbani. Oltre ai portici ha scale che non portano da nessuna parte, ragazzi senza capelli che è una febbre mentale che ti salva. Il fattomane era ancora. Aggiustava cose invisibili: umori, traiettorie, il modo in cui le persone si inclinano verso i propri equivoci.
L’uomo del peyote invece era uno di quelli che guardano il mondo come se fosse già stato tradotto male da un’altra lingua. Una notte, seduti dentro un locale mentre qualcuno parlava al microfono disse: Il problema non è che l’uomo non può volare, il problema è che ha dimenticato di farlo, perchè la legge fisica è solo un’abitudine del derma.

2005
Beauty not so difficult Berlino biennale Praga altri fantasmi Torino Genio la fattoria Fabio Giallo Miart Premio Cairo Presicce D’Amaro Gluckstraße Mamma Maria F T Sogopatty Roma Pagine Bianche Telefono casa Lapo.
Beauty, in fondo, not so difficult, qualcuno lo disse alla radio come fosse una formula segreta, e per qualche minuto tutti fecero finta di crederci. Praga passava come un fantasma cordiale.
Torino come un’idea severa. E Berlino, soprattutto, silente. Tutto girava attorno alla Gluckstraße, sembrava una casa troppo grande e piena di altri fantasmi: artisti, nomi, promesse che rimbalzavano tra un viaggio e l’altro come palline di vetro. Gianluca parlava della fattoria, Luigi di esperimenti mentali e polizia. Il Genio osservava da lontano, sempre lui, mentre le città cambiavano parola. Roma, Torino, Berlino. Tutte città che avrei abitato. Tutto un remix lento di mostre, cataloghi, conversazioni notturne. Qualcuno cercò un numero sulle Pagine Bianche. Telefono casa. C’era Maria la mamma, Una pausa lunga. Come se anche il 2005, per un momento, avesse bisogno di chiedere dove fosse davvero. Tutta la bellezza era in un foglio excel.



2006
Arcani Maggiori testa di picciriddu Tomoko vegetable Sicilia Acireale Rearding Facts Van Gelder ziino La Candida Zelle La Biennale di Venezia Ok computer Mondiali Collezione primavera estate verona Gabburro Verona Ionico Ionico Ionico.
Carte date, il mazzo sul davanzale. Qualcuno disse che ogni anno ne contiene almeno uno, ma sembravano troppi. Testa di picciriddu che rideva ad Acireale, Sicilia piena di luce vegetale,Tomoko parlava di verdure come se fosse un metodo per guardare il mondo: crescere lentamente, restare radicati, ignorare il rumore. Reading Facts, o forse Rearding, scritto male su un foglio. Van Gelder in sottofondo come una ciclicità bassa. Ziino che insisteva che la realtà è soltanto un archivio mal catalogato. La Biennale di Venezia da Colombo, dove tutti fingono di capire prima di sentire davvero. Ok Computer dall’Olandese altissimo, I Mondiali alla televisione di un bar. Anche Catania. La collezione primavera estate che passa veloce. Verona, Gabburro, e quella parola che torna tre volte. Dentro una conchiglia oggi il testo di Luca Beatrice.
Ionico, Ionico, Ionico forse a lui sarebbe piaciuto. Come un’eco marina dentro un anno che non sapeva ancora se essere profezia o soltanto una nota a margine.

2007
Aquino incredibile, un tiro centrale, potentissimo. Probabilmente ha tenuto troppo la palla. Cross al centro. Ora la difesa si posizionerà per difendere la porta. Il telecronista parla come se il mondo fosse soltanto traiettoria e respiro trattenuto. Il pallone era pericoloso. È stato commesso fallo. Ha fallito il bersaglio. Grazie per oggi, Mauro. Altrove, su un tavolo coperto di cataloghi, Art Forum resta aperto a metà. Alexsandra Mir scrive Donna / Woman e una traduzione infinita e tutta sbagliata, ma è un’estate di fuoco e forse bellissima. Ci sono foto di bocche e parole che cambiano inclinazione, lingua che cambia il peso.
In my younger days/ This wouldn’t have been so hard/ I would’ve just shrugged it off/ But now it’s tough/ I’m not so rough/ I’ve got a little ways to go/ It’s not over yet, I know/ But it feels/ Not so far away.



2008
Via Narbone lhcd ferro viterbo boccia Whispers massoneria cantieri d’arte fotoromanzo the tract house officine dell’umbria experimenta farnesina Perugia Zompa come una rana Ancona Montepulciano.
Via Narbone cominciava sempre con il ferro, Angelo che urlava dal balcone e il nano delle 15.00 puntualissimo, cancelli, ringhiere, il tabcchino del bamboccione. L’acceleratore di particelle, scritto male su un foglio, una sigla importante, una di quelle che promettono sistemi segreti. A Foligno lo diceva piano per non farsi sentire, lo diceva piano, quasi fosse massoneria domestica. Whispers nel sottopassaggio di Cantieri d’Arte ho incontrato un vecchio. Un fotoromanzo dimenticato su una sedia. Qualcuno parlava di The Tract House, tutto sembrava provvisorio ma necessario. tu sai come far alzare il vento contro il tutto che mi tiene corpo in pezzi, frantumato. Farnesina, Perugia, poi la strada che scivola verso Ancona. Montepulciano in lontananza come una gita di tanto tempo fa. Zompa come una rana, disse qualcuno ridendo. Un salto breve di rumore di acqua e poi di nuovo terra sotto i piedi e come se niente fosse successo, anzi come se niente fosse vero.
“Touch the crossbeam, drive iron in a wall, Hang a line to verify the plumb From lintel, coping-stone and chimney-breast”.

2009
Riso Passaggi in Sicilia Babilonia Gllo Sofia Bulgaria Raiko Casa Sicilia Milano Torino Colombo Velan il primo giorno di felicità Titti Corriere Magazine Terrasini Museo d’Aumale.
A scorrere come un blocco sincero e il limite affannoso dell’anima. A Palazzo Riso le stanze sembrano piene di passaggi, corridoi dove le storie entrano ed escono. Una parola in sostanza di paradiso a venire vedevo affiancare il sorgere del cielo, sulla piana del terreno vagito, per una buona caccia. Palermo, Terrasini, andata e ritorno e 5 euro di benzina, il Museo d’Aumale, luoghi che custodiscono il tempo come un vecchio carretto e il bosco di notte, con i colori che ostinatamente si dilatano. E la terra rintrona i suoi primi gemiti come onde nello spazio di un ronzio millenario, siamo impagliati e non lo sappiamo ancora, perchè viviamo di allucinazioni. Nello studio da qualche parte una pagina del Corriere Magazine parla dell’isola come di una piccola Babilonia, un ibrido di voci, dialetti e ricordi. Da Milano un aereo per Palermo da Palermo un aereo per Sofia, che ricordi di quel viaggio? Casa Sicilia e le risate che risuonano ancora, servono tappi alla cera.
See that little Jersey girl in the see-through top/ With the pedal pushers, s ucking on a soda po
Well, I bet she’s still a virgin, but it’s only twenty-five till nine/ You can see a million of ‘em on Heartattack and Vine.
Tutti quasi tutti nomi sussurrati. Fino alla primavera, il primo giorno di felicità, quando ogni città sembra nuova e anche una parola, resta sospesa nell’aria come un segno misterioso lasciato nel fosso. Mettiamoci i tappi alle orecchie per non sentire il sillabare mollo inginocchiato e spanciato del tempo. Atomo sventrato.




2010
Niente Terrasini Cinisi U carrettu ava sunari La Robba ROma Z2O Favignana La camera della morte Oratorio di san Lorenzo Art mafia Caravaggio Natività Giorgio Locatelli Andrew Graham Dixon Sambuca Via Alloro.
Aprirsi con una sottrazione: niente certezze, solo strade che cambiano direzione. Tra Terrasini e Cinisi qualcuno ripete che “u carrettu ava sunari” perché prima o poi ogni storia fa rumore e si fa sentire. In Sicilia la memoria pesa come La Robba, quella materia concreta di terre, case, nomi.
Intanto Roma scorre lontana, tra quartieri e sigle come Torpignattara o il Quadraro, mentre il mare porta lo sguardo fino a Favignana, dove il tempo rallenta e le giornate sembrano galleggiare tra salgemma e soffio di salsedine. Ma a Palermo l’ombra ritorna: l’Oratorio di San Lorenzo, la Natività di Caravaggio, quel vuoto che è diventato quasi una stanza invisibile, la camera della morte. Giorgio Locatelli, Andrew Graham-Dixon, ciascuno con il proprio sguardo sull’arte e sulla storia che si stratifica nei vicoli. E poi Sambuca, e Via Alloro, dove Palermo sembra respirare piano, tra palazzi stanchi e luce calda. Così rimane come un mosaico incompleto: mare, assenze, quadri scomparsi e parole che continuano a suonare, da qualche parte, come un barroccio nella notte. Chiudere un occhio significa punto, due linea, le basi del codice morse.




2011
Italia, ora. Appunti sparsi, un olivo fermo nel sole. Il Museo Andresen, Villa Valguarnera a Bagheria. Qualcuno dice: sto disegnando aurora aurea. Il mare torna da Ancona fino a sillabare. I nomi restano: Gaspare Mutolo, Casa Aut. Il resto è qualcuno pensa che sia inutile, ma si piegavano tutti.







2012
Tutto scorre come un presagio, una predizione della noia, le cose non andate bene sovrapposte alle cose andate peggio, come una guerra di aprile. Tutti aspettano la fine del mondo, ma quella cambia direzione e anticipa tutti e la notte del 2 novembre bussa portandosi tutto via. Ma il tempo non si ferma: continua, come sempre. Allegri e sereni come sempre seguono cani e bande musicali e gli spazzini si affrettano a togliere i coriandoli. A Shanghai si plana silenziosi, come Matteo Ricci. Ponte antico tra civiltà lontane. E nell’aria rimane qualcosa di indefinibile: una pronostico, una apparizione, quasi un odore di nocciole. Il mondo non finisce, ma cambia silenziosamente, per sempre. Alla fine di questa annotazione si possono leggere le sue uniche volontà, un epitaffio: Da vivo Andrea fabbrica strumenti per ricordarci di guardare meglio, aggiungendo asce e zappe. Nella fase successiva il repertorio degli strumenti si rinnova ed essi vengono per lo più realizzati da nuclei naviformi. Okay, let’s do one for posterity



2013
Compro Oro Agrigento Divinazioni Alexander Hardcastle benefit Valle dei Templi Salone del trionfo di Diana Palazzo Sant’Elia Morto un papa se ne fa un altro.
Il cartello Compro Oro lampeggia in una strada stretta del sedicesimo secolo che è Maqueda e spagnola. Dentro, una donna pesa una catenina come intuizione. Un rosario di li a poco. Fuori qualcuno parla di divinazioni, di Alexander Hardcastle e della sua villa, della sua sagoma che ha salvato pietre che nessuno voleva più studiare. La Valle sta lì come sempre. Il vento passa tra le colonne senza imporre cose. Al Salone del Trionfo di Diana, a Palermo, c’è un fumo che esce da alcune stanze mentre parlo con Gaetano e due guardie svizzere a recidere il lungo tappeto rosso, fosse stato per me ci sarebbe stato solo quello, ma non siamo soli. Bel finale. Si brinda piano, che a Roma cambiano il papa, se ne va con l’elicottero verso una villa fatata. Nessuno dice molto. Solo la sera che arriva sui tetti e sulle monete rimaste in tasca. Sulla dorsale di una costellazione di cose arrivate alla notte.




Dovremmo essere grati del fatto che
l’Universo là fuori non conosce alcun sorriso.


