INGV/KO
Drawings/Text/Audio tracks (2010)
Rimane una linea sottile che separa quello che ricordi da quello che realmente è stato.

K was already seated when O arrived. The table was small, metal, one corner bent in. Between them, a bottle of water. Still sealed. O set the keys beside an empty glass. “No traffic,” O said. K nodded, as if that meant something else. From the place next door came the sound of dishes.
Someone laughed. Then stopped. “How long are you staying?” O asked.
K looked at the door, not at O. “Not long.” K’s hands rested flat on the table. O’s did not. They turned the bottle without opening it. They had talked about selling the apartment. About splitting the books. About leaving the plants to whoever stayed closer to the light. “It’s not a big thing,” O said. “It happens.” K ran a finger along the dent in the table,
as if checking it was still there.
When they stood, the bottle remained sealed. Neither of them took it.
Outside, the sky seemed undecided. K walked left. O went right. For a moment, neither of them turned around.

Foto: Jose Florentino
L’artista in veste di buffone, con il cappellino con la visiera, il peaked cap da baseball, si avvia nella campagna bianchissima, mentre una femmina recita frasi a caso con una sigaretta in bocca per darsi delle arie, sembrano dei versi di Ovidio ma sono sbuffi di fiato caldo. Il campo sonoro si riempie della risonanza acuta della voce dei passanti, seguita dal roco timbro maschile che ripete i medesimi frammenti. C’è una folata di vento improvviso che muove i tavolini ai bordi della strada, l’opera può terminare così.
“Se c’è qualche verità sulla bocca dei poeti, io vivrò”. Il protagonista si incammina su un sentiero innevato di cui non vediamo la fine, abbandonando di spalle la campagna candida. Adesso scorrono le pagine ancora bianche del quaderno di scuola; d’improvviso, la primavera.


Questa sedia può essere posata ovunque, per prendere qualsiasi cosa da qualunque scaffale. Eppure questo non significa che linee senza colore e senza sfondo siano linee indifferenti. Sono linee di riserva, per difendersi dagli attacchi quotidiani, nella tasca come piccole pietre tonde. Non ancora come coltelli affilati, sai che sono lì e che potresti minacciare il nemico senza bucargli la gola. Questa sedia con sopra i vestiti e i disegni ancora da finire sono una splendida sorpresa che ho trovato sulla strada e che non faccio fatica a traslocare da una casa all’altra. Sul momento ho pensato che fosse un regalo di cattivo gusto.
Seduto sul divano rido deformando la bocca e inarcando un sopracciglio. Non ti arrabbiare se pensi di aver subito un furto. La realtà è rettangolare, come denaro in fumo. Ironizzo con la bocca spalancata. Cerchi di catrame e aureole di cemento che gonfiano dai crespi capelli verso il soffitto. Una parola di troppo
due vuoti ( ) ( )
La pianta della signora di fronte dal balcone osserva il pomeriggio arrivare al capolinea, osserva la crepa del muro, il solco di luce che attraversa le sue preoccupazioni di nutrimento, vorrebbe essere ibernata per tramutarsi in una curva futura dai lineamenti simmetrici e dall’iride enorme. Vedere al buio aggrava gli scompensi, ogni flash serra le labbra.




