GENIUS LOCI/SUOMI
Palermo – Helsinki (2003 – 2005)
Intorno alle 03:00 del mattino di domenica 28 settembre 2003, circa 1300 MW di potenza elettrica viaggiavano lungo la linea a 380 kV del passo del Lucomagno, che si snoda da Mettlen, località nei pressi di Inwil, nella Svizzera centrale, fino a Lavorgo, in Canton Ticino, nodo di partenza della linea di interconnessione con l’Italia diretta verso Musignano, in provincia di Varese. La linea, con capacità dichiarata di 2400 A, era carica all’86%; a causa del riscaldamento dovuto alle correnti elevate, la lunghezza dei conduttori aumentò, avvicinandoli al terreno. Alle ore 03:01, a causa dell’eccessiva vicinanza della linea al suolo, avvenne una scarica verso un albero che provocò l’apertura degli interruttori della linea. Il carico si distribuì allora sulle linee rimanenti, le quali si ritrovarono sovraccariche e si disattivarono. Alle 3:27 del mattino di domenica 28 settembre 2003, il territorio nazionale dell’Italia si ritrovò quasi interamente senza energia elettrica.

Dentro un locale, di notte, in quelle vie che erano fiumi e poi sterpaglie. Viadotti impenetrabili ad attenzioni aliene che avevano passato periodi migliori. L’aria restava stranamente affabile.
C’era come sempre Gaetano. Un tizio di nome Santo arrivò con un motorino a comunicare che la luce era sparita anche a Mondello, e che lui aveva fatto tutto quel tratto di strada senza capire bene cosa fosse successo. Ricordo fra le tante cose un tizio, che nessuno sapeva chi fosse, che dormiva nella panca scomoda del locale, si aspettava invano un lampo elettrificato come quello delle canzoni, si stava a scrivere testi su di un file aperto e condiviso e senza titolo. Gaetano guardava le cose con intelligenza rara, fissava il vuoto come un monaco, era lui Albert, una scheggia di saggezza lanciata nel vuoto a invadere gli spazi ingenui della nostra giovinezza. Il vuoto, la mancanza di luce, la scintilla. Gaetano e il blackout erano forgiati dalla stessa sostanza, il buio non era assenza ma rivelazione, lo capì dopo, quando arrivammo in quella piazzetta. Alle 4:30 circa ci ritrovammo con la vespa che aveva sempre la solita tematica irrisolta della candela fracassata. una candela ha illuminato tutto.
Ci sono figure che passano, corpi che attraversano il campo visivo come ipotesi, congetture. Amici, stanze, altre strade, feste senza equilibrio. Nessuna posa. (ho avuto nel tempo l’impressione di scomparire dietro la camera, non per capacità discrezionali ma per sfinimento. C’è un ritaglio di un bicchiere con la gente attorno, nessuno o quasi stupito, tutti colti nell’intervallo, tra gesti e altro, come se il senso fosse delegato solo all’indecisione, come se la macchina non cercasse niente ma solo ciò che lo precede. C’è una spalla che entra nell’inquadratura, c’è una voce fuori campo, c’è una risata, una mostra d’arte che sembra un porno. Una rara identità che rimane incompiuta, come nei diari ogni appunto intimo, mai letto. Ci sono suoni, rumori fuori dal campo. Un territorio instabile. Vento, parole sovrapposte, silenzi improvvisi.





La cattedrale affiorava dalle profondità come un orco che vuole scrollarsi di dosso afidi e pidocchi, uno splendore inatteso fatto di merletti e marmi che non ritornano, di rimbalzi di luce e caligine, di nebbia e confessioni, echi lontani, pietre chiare che riferivano di una luna ferma e lucente. Ombre disegnavano archi e merli con una precisione che nessuna luminaria di festa avrebbe saputo restituire. Era così che doveva essere stata immaginata e fruita da chi l’aveva sognata, senza elettricità, mostrando il volto più vero e stratificato. Un viaggio nel tempo. Quando arrivò la luce su quei gradini sette otto anni dopo ripensando al blackout scrivevo su un foglio una lista interminabile di cose accadute, cercando di guardare diversamente. Su quei fogli c’era scritto: “Palermo dovrebbe essere spogliata del superfluo, dovrebbe disseppellire il suo passaggio di imprese eroiche, scomparire per sempre, costringere tutti a guardare in profondità, vedere l’opera pensata tra voci basse e splendore, in fondo al baratro”.



The various videos made at Suomenlinna like my feature films, are impressions of light and memory. There are natural illuminations from the sun and from fire. The lights seep through the doors and windows and burn the rice fields. There are artificial ones like fluo-virescente tubes and LED lights like dots of recollections. And there are simulated bolts of lightning that destroy the peaceful landscape and unearth the spirits. As in the book A Man Who Can Recall His Past Lives, Primitive is about reincarnation and transformation. It’s a celebration of destructive force in nature and in us that burns in order to be reborn and mutate.



Suomenlinna (in precedenza Viapori in finlandese conosciuta anche come Sveaborg in svedese), è una fortezza marina edificata su un arcipelago di sei isole (Kustaanmiekka, Susisaari, Iso-Mustasaari, Pikku-Mustasaari, Länsi-Mustasaari e Långören) al largo di Helsinki. Dal 1991 è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Originariamente denominata Sveaborg (letteralmente “fortezza della Svezia”) e conosciuta in finlandese con il nome di Viapori, fu rinominata Suomenlinna (letteralmente “castello della Finlandia”) nel 1918, in concomitanza con la dichiarazione d’indipendenza della Finlandia dalla Russia. Oggi è raggiungibile in circa 15 minuti via traghetto(che passano 1/4 all’ora) dal centro di Helsinki.
Il 28 settembre alle ore 17.30 presso lo S. Maria dello Spasimo a Palermo il collettivo Laboratorio Saccardi vinceva il premio Fondazione Banco di Sicilia, una borsa di studio della durata di sei mesi per un importo complessivo di 12 mila Euro, cifra destinata ad esperienze di viaggio, formazione e produzione artistica. In quegli stessi giorni il gruppo veniva formalmente invitato ad una residenza presso il NIFCA (Nordic Institute for Contemporary Art) grazie all’interesse di Cristina Ricupero.
Quanto tempo sarebbe passato prima di mescolare la memoria di quei giorni? Esiste una base larga abbastanza dove poter appoggiare le cose che non servono più, sembra difficile oggi come allora e abbastanza avvilente, prendere foto, carte, appunti e confrontarli con lo specchio. Mi piacerebbe non avere preso parte a tutte le cose che ho fatto in vita per poter sentire quelle domande finalmente avere un senso di appartenenza. Mi piacerebbe rispondere con la magniloquenza di un vecchio stronzo: “Io non ho fatto niente”. Una volta tornando a casa di notte da solo ho capito la profondità impenetrabile di alcuni luoghi di cui è meglio stare alla larga. Sognavo luoghi senza batteri, dove i microbi e i germi fossero solo teorici, senza pozzanghere di sangue e fango, senza soffi inutili.
“Da quando applico al presente l’universale sentimento che ci lega, la legge ferace del dubbio, sento i miei passi cucirsi col fiato della terra. Da allora è il mio corpo il taccuino che preferisco”.



La Finlandia era un punto lontano e coerente con quelle assurdità. Una latitudine mentale e geografica fatta di macchie. Helsinki era fatta di spazi bianchi disabitati per il gelo, spazi bucherellati dalla visuale aerea, da Tampere al mar baltico in autobus passando l’area dell’Häme. Distese silenziose, dove il bianco divorava il giorno e la luce diventava materia di discussione. Mi sono ritrovato in piena notte in una prateria intirizzita con dei leprotti selvatici che dormivano e la luce tipica delle mangiate di ferragosto che questionava con la pace maestosa. Lontani da casa più di quanto mai avessi immaginato. Il lavoro partiva da un analisi del paesaggio, una raccolta di documenti trovati per caso. La densità della fotografia, i cataloghi del museo, una galleria, un ristorante, un battello. In Finlandia e in Scandinavia le salsicce contengono generalmente un alto contenuto di cereali, mentre la forma e il sapore del pane cambia a seconda della zona: più morbido nelle zone meridionali, più secco e facile da conservare in
quelle settentrionali. E poi la grande scoperta della cannella, usata in molti piatti. Patate farinose e dolci. Uno sformato di aringhe, il silakkalaatikko: patate, aringhe, verdure e latte. Gli ingredienti che si trovano sempre sono carne macinata mista, spezie, cipolla, uova e pan grattato e pesce. Altre mappe descrivono confusionariamente l’influenza sovietica, i meccanismi di passaggio dal giorno alla notte.
Il materiale raccolto ha dato vita a 12 audio raccolti in formato digitale. La notte del nostro arrivo sull’isola di Suomenlinna restammo chiusi senza telefoni dentro una camera oscura con apertura esterna, riuscimmo ad aprire la porta e liberarci tramite una piccola finestra che
affacciava sul lato esterno, le prime persone sarebbero arrivate sul posto due giorni dopo. Educare lo sguardo. Difenderlo dal buio. Di notte, di giorno. Luogo comune.





(2014)


