IRDL Ø2

The project explores the use of different spaces that can open themselves to diverse audiences and modes of engagement, moving toward a conception of the artistic gesture as a practice capable of intensifying the rhythms and modalities of everyday actions. By referring to the evolving nature of ritual, the project reflects on the constant transformations of reality without becoming trapped in the prevailing, convenient, and sterile dichotomies between progress and conservatism, between usefulness and harm, between what is permitted and what is deemed unacceptable. In this sense, the work seeks to rethink the sacredness and presumed inviolability of the boundaries traced by ritual practice, instead operating within the opening created by the perpetual oscillation between the deconstruction and the reshaping of reality.

The second gathering took place in the enchanting Treptower Park in Berlin, a now-abandoned amusement park from the Soviet-communist era of Germany. A sound journey, recorded and preserved by the musician Dario Fariello, concluded with the planting of a seed within the park.

Il sentiero era quasi scomparso sotto le foglie. Ogni passo faceva un rumore secco, come fogli accartocciati, e nel silenzio del bosco quel suono sembrava potente. M fu la prima a fermarsi.

Le biciclette vennero lasciate una dopo l’altra contro il tronco ruvido di un albero. La sua era quella con il nastro rosso sul manubrio, ancora lucido nonostante lo sterrato e i colpi di catena. L appoggiò la sua più lontano, quasi distrattamente, mentre D lasciò cadere lo zaino a terra. Dal taschino laterale sporgeva la campana argentata del sax. Il parco giochi abbandonato era da qualche parte dietro quella cortina di alberi. Non si vedeva ancora nulla, ma si percepiva la sua presenza come una specie di vuoto nel paesaggio. Un silenzio diverso. D sorrise senza rispondere a nessun quesito. Si chinò e tirò fuori il sax dalla custodia. Il metallo rifletté un raggio di luce filtrato tra i rami. L’acustica dei posti abbandonati è sempre la migliore.

Un fruscio di vento attraversò il bosco. Le foglie si mossero tutte insieme, come se qualcuno avesse sfiorato l’intera selva con una mano. Davanti a loro, tra i tronchi, si intravedeva finalmente qualcosa: un pezzo di metallo arrugginito, una curva impossibile che non apparteneva alla natura. Forse un binario di montagne russe, o ciò che ne restava. M quando era piccola aveva visto una fotografia di quel posto pieno di luci. Le ruote panoramiche accese nella notte, la gente che rideva, i chioschi. Ora invece c’era solo il bosco che lentamente si riprendeva tutto.

D montò il bocchino del ferro con calma. Poi provò una nota breve. Il suono uscì sottile, quasi timido, ma rimbalzò tra gli alberi e tornò indietro più pieno. Fece spallucce e iniziò a suonare davvero. Una melodia forte che si allargava nel bosco come un punto di domanda. Per qualche minuto nessuno parlò. Le biciclette restavano immobili contro l’albero, le ruote ancora sporche di terra, come se anche loro stessero ascoltando. Da qualche parte, dietro gli alberi, una struttura metallica cigolò piano. M si voltò verso il parco nascosto. Per un attimo le sembrò di vedere qualcosa muoversi tra i vecchi giochi arrugginiti. Non una persona. Piuttosto un’ombra che scivolava tra le giostre dimenticate. Quando il pezzo arrivò alla sua fase finale, il bosco tornò improvvisamente muto. C’era un dinosauro tra le foglie che scricchiolarono di nuovo sotto i passi mentre andavamo via.

Dario Fariello/ Daniele Sapienza/ Vanessa Alessi/ Natale Sansone/ Tothi Folisi.
17 Maggio 2012

Chi dormiva nel labirinto di granito, chi andò dagli alberi, per avere cura e consolazione.
Chi dormiva nel labirinto di granito, chi andò dagli alberi, per avere cura e consolazione.