LA FORMA
Low-fi publishing project (2010 – 2014)

La Forma è un progetto editoriale low-fi incentrato sull’omonima rivista. Una ricerca attiva sui linguaggi contemporanei, con particolare attenzione alla dimensione artigianale. Strutturato in 15 numeri ognuno dei quali stampato in una copia singola rilegata a mano e abbandonata in luoghi diversi. Ogni numero un corpo di autori diversi fra artisti, fotografi, scrittori, illustratori, pensatori. Ogni numero un tema diverso.












Il primo incontro con avvenne nel giardino della clinica Z. Quel giorno fui svegliata da una delle frequenti telefonate d’aprile durante le primissime ore del mattino. Ero pronta, mio malgrado, ad archiviare come irrisolto il caso di un paziente depresso che come molti aveva ceduto al dolce richiamo della violenta luce primaverile. Mi sbagliavo. Gli infermieri avevano preferito attendere qualche ora prima di chiedere il mio aiuto. Mentre R. riferiva l’accaduto, muovendo appena la tenda mi resi subito conto che il chiarore era rimasto quasi invariato da quando ero riuscita a prendere sonno. I solstizi regalano lune irresistibili per gli uomini che sognano quattro zampe. Non avevo mai prima di quel momento incontrato qualcuno affetto da quella patologia e durante il viaggio in macchina non mi lasciai distrarre dalla curiosità per le notizie del mattino, ma cercai di mettere in fila quei pochi dati biascicati al telefono da una voce stanca e impaurita. Il paziente era stato ricoverato una settimana prima in seguito a una violenta crisi di nervi al ritorno da una vacanza in Scandinavia. Alternava sorrisi beffardi a improvvisi scatti di ira accompagnati da un appetito esagerato. Carne, specificò R., carne al sangue. Quella notte però i sintomi si erano notevolmente aggravati e calandosi dalla finestra aveva fatto razzia nel piccolo pollaio della clinica. Carne cruda, specificò R. Le chiesi infine se F. L. avesse emesso anche dei versi durante la crisi. Versi animaleschi, potenti ululati che svegliarono tutto il personale e i pazienti.
Pochi dubbi, anzi nessuno. Mentre posteggiavo la macchina nel parcheggio ancora semi deserto, ero sicura che di lì a poco mi sarei trovata di fronte a un caso di Licantropia clinica.

Aveva un volto bonario, gli occhi lucidi e le labbra ferite. Mi parlò del suo viaggio in Finlandia, della luce e delle canzoni buffe che passavano in radio all’alba. Dei profili delle case che si squagliavano nella luce elettrificata mentre i giovani germogli torturavano i rami secchi. Mi parlò del suo spasmodico desiderio del buio, dei numerosi falliti tentativi di trovare riposo con bende e mascherine e infine urlò la sua sconfinata passione per i cervi, per il rumore succulento degli zoccoli delicati all’estremità delle zampe agili e delle cosce tenere.






Che non si tratti di un atteggiamento snob è subito chiaro dalla massima apertura nei confronti di chi voglia collaborare con i nostri progetti, al di là del suo rapporto con il mondo strettamente artistico e culturale. Dall’altro lato è giusto avere rispetto e cura per gli oggetti che si producono. Direi che noi vogliamo stare sulla soglia in cui si incontrano sacralità e gioco, probabilmente lì dove si decide la coerenza tra ciò che si produce e il proprio stile di vita. Senza barricarsi nel dogmatismo ma seguendo una linea fluida e netta al contempo.
Le opportunità offerte del digitale sono, fuori da ogni retorica, indubbiamente preziose ma non si può delegare al mezzo stesso il compito di produrre significati, a meno che non sia questa l’intenzione. Nel nostro caso, siamo affezionati all’idea che una novità non debba necessariamente divorare il già esistente, secondo una concezione obsoleta ma ancora imperante di progresso. Crediamo nella forza espressiva e nell’ecletticità dei materiali poveri, alla possibilità di lasciare margine all’errore, inserendoci in questo senso all’interno di un campo di ricerca che da sempre trova una nicchia molto attiva di artisti interessati al valore di ogni sfaccettatura del libro e dei suoi affini. In questa direzione uno degli obiettivi primari del progetto è quello di perlustrare e percorrere spazi reali e simbolici, vicini e lontani, interagendo con realtà divenute ormai spesso aliene dal mondo dell’arte, come per esempio la collaborazione con piccole botteghe artigianali.




Jacob-und-Wilhelm-Grimm-Zentrum
Dal punto di vista grafico tutto è molto compendioso, non utilizziamo software particolarmente complicati, siamo attratti fortemente dalla cancelleria e dalle fotocopiatrici, da certe rilegature di tesi di laurea, il libro è una conseguenza di questa visione, una sorta di osservazione uggiosa della realtà.




